Osservazione, contesto, metodo, comportamento
1.
L’osservazione è importante perché dovrebbe guidare costantemente, in modo efficiente ed efficace, l’azione educativa dell’educatore. Essa consiste nel raccogliere informazioni dalla realtà circostante o da particolari aspetti che si vogliono conoscere al fine di trarne delle conseguenze di carattere teorico o pratico. Quanto più il modello osservativo prescelto e la conduzione dell'attività osservativa saranno accurati, tanto più le informazioni ricevute saranno attendibili e sarà maggiormente possibile fondare su di esse interventi specifici e mirati.
Osservare significa effettuare delle registrazioni su ciò che si è percepito dell’ambiente circostante. Si tratta di annotare ciò che è accaduto intorno a noi.
Questa affermazione semplice nasconde tuttavia non pochi problemi. Molto dipende dalle forze messe in campo per determinare - su un piano quantitativo e qualitativo - che cosa verrà raccolto.
Le registrazioni delle osservazioni infatti possono essere:
Sul piano educativo, si possono rintracciare, schematicamente, quattro tipi diversi di praticare l’osservazione in relazione ad altrettanti orientamenti della ricerca psicologica. Ognuno di essi può trovare una rispondenza nella pratica educativa quotidiana a scuola.
2.
L’osservazione nella psicologia sperimentale. In sedi di programmazione di attività serve per chiedersi ad esempio quale può essere il modo migliore per proporre un'attività strutturata oppure come individuare un percorso educativo che si possa rivelare efficace. Occorre in primo luogo definire i parametri di comportamento che intende osservare (come ad esempio il tipo di risposte che singoli bambini o utenti offrono quando si trovano di fronte a determinati stimoli). Si procede poi ad effettuare una attività di osservazione sistematica per un certo tempo su ciò che si è deciso/programmato di osservare. Si confrontano infine i dati raccolti dai diversi osservatori. Più osservatori vedono infatti con occhio diverso ed il confronto fra i diversi punti di vista consente di raggiungere un sufficiente livello di attendibilità dei dati osservati. Si raggiunge così la consapevolezza che, osservando, si seleziona separando elementi e fatti pertinenti rispetto ad altri che non lo sono. L'osservazione si fa più obiettiva e le conseguenti scelte educative divengono più pertinenti ed efficaci.
3.
L’osservazione nella psicologia clinica. Si osserva un problema particolare di indagine come ad esempio l'insorgere di determinati comportamenti simbolici, l'assimilazione di determinati concetti o anche l'adozione di procedure cognitive specifiche da parte di singoli bambini. Prima di iniziare una attività specifica che intende a proporre, l'educatore raccoglie informazioni su temi particolari di indagine che possono essere utili per la successiva programmazione di attività e le seleziona. L'educatore (o il gruppo di educatori) crea una situazione ad hoc nella quale possono essere osservate solamente quella o quelle variabili che interessano escludendo le altre che potrebbero essere fuorvianti o di disturbo. Seleziona poi le informazioni raccolte ed i comportamenti osservati e li analizza. Dal punto di vista dei risultati, la programmazione di attività avviene sulla base di informazioni raccolte e di dati osservati. La valutazione dei risultati ottenuti avviene attraverso il riutilizzo dello stesso metodo concretamente praticato per l'osservazione: l'educatore osserva cioè apprendimenti e comportamenti selezionati e specifici per confrontare i comportamenti iniziali dei bambini e quelli finali. I cambiamenti riscontrati sono indicatori dei passi compiuti dal soggetto osservato nell'intervallo fra due momenti: prima della proposta di una determinata attività e dopo la proposta della attività stessa.
4.
L’osservazione di derivazione psicoanalitica. Mira ad osservare le reazioni soggettive dell'osservatore nei confronti di determinati fatti o situazioni che vede. L'educatore cioè analizza i propri vissuti in rapporto ad una determinata situazione educativa come ad esempio il comportamento delle madri nella fase dell'inserimento oppure alcuni momenti della routine quotidiana. Lo scopo è di analizzare non tanto ciò che accade, ma come accade ciò che accade: gli oggetti cioè dell'osservazione non sono tanto i fatti o i comportamenti in sé, quanto le dinamiche delle relazioni. Si organizzano incontri a posteriori, in sede di collettivo alla presenza del pedagogista o di un'altra figura specifica. Un coordinatore esterno ha il compito di rileggere insieme al gruppo degli osservatori i comportamenti descritti ed i vissuti emersi. L’educatore ha il compito di ricordare a memoria ed annotare nella mente il proprio punto di vista nei confronti di ciò di cui si sta parlando. Questo tipo di osservazione serve ad oggettivare contribuisce cioè a ridurre l'ansia dell'insegnante nei confronti di ciò che sta facendo e dei problemi che sta affrontando ed a trovare soluzioni a problemi o spiegazioni di preoccupazioni che risultino il più possibile aderenti ai fatti e legati al concreto.
5.
L’osservazione nell’approccio ecologico. Non esiste un oggetto particolare di osservazione. Si osserva tutto quello che si vede e si registra (se ne prende nota) nella consapevolezza che una quantità di informazioni raccolte potranno rivelarsi utili quando se ne presenta l'occasione. Si può fissare l'attenzione osservativa su oggetti specifici, come i comportamenti del bambino durante i momenti del cambio, le espressioni mimico-facciali in occasione del distacco dalla madre all'entrata, ecc. Sul piano del metodo, si guarda direttamente e si prende nota dei comportamenti o delle classi di comportamento che si sono osservate. Questo tipo di osservazione serve soprattutto come esercizio per l'educatore che si abitua a vedere con occhio attento ed a guardare "con la lente di ingrandimento" alcuni fatti che avvengono nel contesto educativo nel quale egli opera. E' particolarmente utile in una situazione di tipo programmato nel quale l'insegnante decide/descrive in anticipo ciò che vorrebbe vedere e ciò che si aspetta di vedere.
Non esiste un oggetto particolare di osservazione. Si osserva tutto quello che si vede e si registra (se ne prende nota) nella consapevolezza che una quantità di informazioni raccolte potranno rivelarsi utili quando se ne presenta l'occasione. Si può fissare l'attenzione osservativa su oggetti specifici, come i comportamenti del bambino durante i momenti del cambio, le espressioni mimico-facciali in occasione del distacco dalla madre all'entrata, ecc. Sul piano del metodo, si guarda direttamente e si prende nota dei comportamenti o delle classi di comportamento che si sono osservate. Questo tipo di osservazione serve soprattutto come esercizio per l'educatore che si abitua a vedere con occhio attento ed a guardare "con la lente di ingrandimento" alcuni fatti che avvengono nel contesto educativo nel quale egli opera. E' particolarmente utile in una situazione di tipo programmato nel quale l'insegnante decide/descrive in anticipo ciò che vorrebbe vedere e ciò che si aspetta di vedere.
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