Accademia Naven
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Limite
Regole del corpo, ordine della mente, immaginazione produttiva

Il limite ci insegna i confini del corpo e le regole del nostro rapporto con il mondo. L'immaginazione ha tuttavia il potere di superare tali confini.

1.
La necessità di fare ordine al proprio interno
In psicologia, il limite è la delimitazione fra l’Io e il non-Io, vale a dire fra il sé e il mondo esterno. Il bambino, che inizialmente vive in uno stato di identificazione primaria con la madre e non ha ancora operato una distinzione fra sé e la realtà esterna, dovrà progressivamente limitare i confini fra il sé e ciò che è al di fuori del sé. Maria Montessori utilizza il concetto del limite come aiuto al bambino per fare ordine al suo interno, distinguendo ciò che è pertinente (o essenziale) da ciò che lo è (vale a dire, è superfluo). Inizialmente è la maestra che determina i confini delle esperienze, progressivamente in seguito sarà il bambino stesso che diverrà in grado di autogovernarsi (auto-educarsi) attraverso la selezione accurata degli elementi pertinenti da quelli che non lo sono. Il limite evidentemente riguarda le regole (intese come indicazioni, vale a dire procedure e metodi finalizzati a guidare il comportamento) che l’adulto mette in atto e che costituiscono per il bambino una guida sicura. Inizialmente le regole sono esterne ed etero-indotte; saranno poi progressivamente introiettate. Appare evidente che Maria Montessori non pensa affatto alle regole intese come mere prescrizioni, quanto piuttosto a “regole regolanti”, caratterizzate non dalla semplice applicazione ma dallo loro interpretazione individuale e aggiustamento personale: il bambino contemporaneamente le applica e le adatta a sé, le attua e le interiorizza personalizzandole.

2.
Le condizioni giuste
Sul piano dell’impiego dei materiali è importante limitare la quantità degli oggetti che sono a disposizione dei bambini avvicinandosi il più possibile a quelli che essi utilizzano realmente. In questo modo i bambini saranno meglio in grado di localizzarli nell’ambiente ed imprimerli nella memoria. I bambini saranno così meglio in grado di possedere l’ambiente in cui vivono.
Il limite è legato all’intelligenza ed al lavoro della mente. Proprio perché la mente ha dei limiti la sua organizzazione si fonda sulla raccolta e sulla selezione (delle percezioni sensoriali, delle informazioni). È per questo che l’intelligenza ha il fondamentale bisogno di fare ordine attraverso l’astrazione dei caratteri prevalenti delle cose distinguendo ciò che è essenziale da ciò che è superfluo.
Un altro aspetto concernente questo concetto è la “discrezione” della maestra, ossia la capacità di non essere intrusiva e di lasciare sempre il giusto spazio al bambino nella sua libertà di scelta, di auto esplorazione e di presa di iniziativa. In questo caso tale discrezione non ha il significato di “assenza” o di rinuncia a qualsiasi intervento, bensì all’importanza di intervenire al momento giusto (quello che Vygotskij chiamerà “zona prossimale di sviluppo”), vale a dire solamente quella parte di aiuto che appare necessaria per permettere al bambino di continuare ad andare avanti da solo e in autonomia.

3.
Assaggiare il corpo.
Il lavoro del bambino piccolo è sia di misurare i propri limiti, sia quelli del mondo. Il movimento del bambino piccolo ha la funzione di aiutarlo a comprendere fino a che punto può spingersi nell’esplorazione delle proprie capacità, fino a quale altezza, ad esempio, può fare un salto da un’altezza accettabile senza farsi male, oppure se può salire su un muretto o un cordolo senza perdere l’equilibrio, quanta distanza può correre scoprendo di non poterlo fare all’infinito perché l’organismo umano ha dei limiti fisici e biologici e presenta delle soglie oltre le quali non può andare. Crescere significa divenire capace di misurarsi di comprendere ciò che il corpo può fare e quello che non riesce a fare. La soglia dei limiti del corpo è la fatica oltre la quale il bambino non può resistere e che gli insegna fino a che punto può spingersi e quando e dove occorre fermarsi. 

4.
L’immaginazione, ovvero quando la mente esce dal limite.
L’immaginazione ha il potere creativo di uscire dall’oggettività, di superare la realtà fattuale e di uscire dal campo dell’ordine oggettivo delle cose. Arriva un momento nel quale il bambino piccolo arriva attraverso l’immaginazione a rendere nuovamente presente un oggetto o una persona che non è più con lui e in questo modo diviene consapevole che le persone o le cose esistono anche quando non le vede come, ad esempio, quando il bambino sa che la mamma arriverà anche se al momento non è ancora fisicamente presente alla sua vista. Non si tratta solamente di un ricordo e di un’anticipazione. L’immaginazione consiste nell’uscire dagli schemi e dalle regole della possibilità per andare oltre e tutto questo avviene solamente nella mente che in questo caso può costruire un mondo interiore nel quale le cose che non sono possibili diventano possibili e nel quale il desiderio può uscire dalle regole della realtà per costruire qualcosa di diverso. L’immaginazione è il luogo della finzione in cui le regole vengono scavalcate senza che in realtà se ne paghi lo scotto. L’immaginazione ha il potere di dare forma a ciò che non c’è (o non c’è ancora) e perciò di costruire (mentalmente) mondi che vanno oltre i limiti della fisica, della biologia ma anche delle regole formali della ragione. L’immaginazione permette di andare oltre i limiti della ragione stessa.
Che cos’è dunque il limite, se non per essere messo alla prova, se non per spostarlo un po’ più oltre, se non per superarlo? È questo che i bambini fanno quando vogliono provare se esiste un varco di sconfinamento, se è possibile una violazione allargamento, un differimento, un allargamento dei suoi confini.

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