La bugia è un'invenzione, un'astuzia, un'alterazione intenzionale della verità; ma è anche un tentativo di dissimulazione, un'operazione mentali di finzione, oppure una forma di auto protezione.
1.
Il termine rimanda a un comportamento incentrato caratterizzato dall’inganno e consiste nell’intento consapevole di affermare ciò che non corrisponde al vero. La bugia è dunque un’azione volta ad alterare intenzionalmente la realtà rispetto a ciò che corrisponde a verità.
È perciò una parola che nel linguaggio comune ha un significato negativo e designa un comportamento riprovevole che merita un giudizio negativo. In questo caso si usa anche la parola menzogna.
Nell’uso comune del linguaggio si tratta di un termine instabile, poiché nasconde più significati.
2.
Il punto di vista di Maria Montessori.
Maria Montessori parla della bugia come un “abbigliamento che ha lo scopo di nascondere l’anima”. Ci sono diversi tipi di bugie: vi sono di quelle che entrano nella normalità ed altre che sono patologiche. Così come ci sono delle bugie inconsce (non consapevoli) e delle bugie coscienti ed espresse volontariamente. Le bugie inconsce sono dovute a una forma mentale di confusione, oppure il frutto di uno stato emotivo accentuato. Una mente confusa non interpreta bene la realtà e può arrivare a vedere ciò che non c’è o a non vedere ciò che invece c’è.
Per Maria Montessori ci sono diversi tipi di bugie (che a volte sono in realtà false bugie) e le distingue in:
Nella Casa dei Bambini e nelle scuole montessoriane, la bugia – comunque sia – non ha bisogno di esistere nella misura in cui non esistono le deviazioni sopra indicate. La chiarezza delle idee, l’ancoraggio alla realtà, la libertà, l’interesse attivo per l’ambiente e per il lavoro contribuiscono alla costruzione di un animo sincero e con sicurezza di sé.
3.
Se dire una bugia significa descrivere la realtà in modo non rispondente al vero, questo presuppone una capacità interiore di usare il meccanismo della finzione. Fare finta significa far credere la verità di una certa cosa nella consapevolezza che in realtà le cose non. stanno così. Dire una bugia significa perciò compiere una doppia operazione cognitiva, cioè da un lato sapere come stanno le cose e dall’altro decidere di presentare una realtà differente. La bugia presuppone perciò una complessità del pensiero che da un lato conosce una verità e se la tiene per sé e dall’altro comunica all’esterno una realtà che sa non essere corrispondente al vero.
Il bambino piccolo non è in grado di dire bugie fino al momento nel quale scopre di possedere una mente e che anche gli altri hanno una mente, in cui ognuno ha la propria e nessuno può entrare in quella degli altri. In questo senso, la capacità di un bambino di dire una bugia è un segno evolutivo, una crescita cognitiva e sociale caratterizzata dalla capacità di gestire e reggere una situazione complessa.
4.
I bambini non dicono le bugie per ingannare, la loro intenzione non è quella della manipolazione o di un comportamento di malevolenza.
Le bugie dei bambini molto spesso non sono che una forma di tutela o di difesa del sé. I bambini mentono per sfuggire a una situazione sgradevole e/o carica d’ansia, come atto di preservazione per ragioni di imbarazzo, vergogna, paura del rifiuto, per non apparire inadeguato.
In altre parole, spesso le bugie dei bambini non sono altro che una forma o un tentativo (più o meno maldestro) di autoprotezione, di autopreservazione, di salvaguardia dell’immagine di sé ai propri occhi e agli occhi degli altri.
5.
I bambini in sé non amano le bugie e si aspettano che gli adulti dicano sempre la verità.
Quando gli adulti dicono le bugie (alterando la realtà e dicendo ciò che non corrisponde a ciò che i bambini hanno visto o sentito) disorientano i bambini perché li trovano incoerenti e non affidabili.
Il bambino si affida totalmente all’adulto, tanto sul piano fisico che su quello emotivo e se la bugia dell’adulto è colta come tale dal bambino, genera una distanza emotiva, anche se il bambino non sempre è disposto ad ammetterla e dichiararla esplicitamente.
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